Teatro Sociale Camogli
presenta
“ALL’OPERA” con Giulio Odero
Dopo il successo delle passate edizioni di alfabetizzazione e guida all’ascolto, tornano gli appuntamenti con il Maestro Giulio Odero con un nuovo viaggio nel mondo del melodramma.
Il giovedì alle 17,30 nel Ridotto del Teatro (con ingresso gratuito), il pubblico verrà guidato alla scoperta della storia, del contesto e del valore di questo genere, con l’obiettivo di accendere curiosità e scoprire nuove chiavi di ascolto.
Che cos’è il melodramma e perché è così importante nella storia della musica e del teatro? Quali esigenze artistiche hanno portato a voler musicare un testo unendo parola, scena e costumi?
Gli appuntamenti
| Giorno | Tema |
|---|---|
| 5 marzo | “Orfeo”, C. Monteverdi |
| 19 marzo | “Le Nozze di Figaro”, W. A. Mozart |
| 9 aprile | “Viaggio a Reims”, G. Rossini |
| 23 aprile | “Lucia di Lammermoor”, G. Donizetti |
| 7 maggio | “La Traviata”, G. Verdi |
| 28 maggio | “La Bohème”, G. Puccini |
| 11 giugno | “Carmen”, G. Bizet |
| 2 luglio | “Boris Godunov”, M. P. Musorgskij |
Tema degli appuntamenti
Il melodramma non è mai stato non è mai stato un genere di esclusivo intrattenimento: nelle sue trame si nascondono rivoluzioni stilistiche, provocazioni sociali e momenti cruciali della storia europea. Quando Monteverdi mette in scena L’Orfeo nel 1607, ne getta le fondamenta linguistiche: il recitar cantando, il basso continuo, un organico orchestrale per la prima volta precisato per iscritto — la “base linguistica” della musica occidentale dei secoli successivi.
Questo linguaggio appena inventato diventa da subito veicolo di tensione sociale. Con Le nozze di Figaro (1786) Mozart sceglie un soggetto considerato sovversivo in tutta Europa — un servo più intelligente del suo padrone — e attribuisce ai personaggi più umili la stessa dignità melodica di quelli aristocratici. La partitura come atto politico, a pochi anni dalla Rivoluzione francese.
Il viaggio a Reims di Rossini (1825), composto come omaggio all’incoronazione di Carlo X e poi ritirato dall’autore, è tra le opere che più rispecchiano le ambizioni e le contraddizioni di quel tempo: riscoperto quasi un secolo dopo, rivela una partitura prodigiosa che vede impegnati in scena quattordici solisti, molti dei quali alle prese con parti musicali di alto virtuosismo. Con Lucia di Lammermoor Donizetti introduce nell’opera una dimensione nuova: la scena della pazzia che, con le sue frasi interrotte e le sue ripetizioni ossessive, è il primo tentativo del melodramma di tradurre in musica il collasso di una mente.
Verdi si spinge ancora più lontano sul terreno sociale: La traviata (1853) presenta una cortigiana come l’unica figura moralmente integra dell’intera vicenda. La prima veneziana fu accolta con ostilità: portare sul palco una storia così vicina alla cronaca, con abiti contemporanei, era qualcosa che il pubblico del tempo faticava ad accettare. La stessa incomprensione avrebbe colpito Carmen di Bizet (1875): una protagonista che sceglie la morte pur di non rinunciare alle proprie scelte di vita, su una partitura percorsa da ritmi di habanera e atmosfere flamenco fino ad allora assenti dal melodramma europeo. Bizet morì tre mesi dopo la prima, ignaro del destino straordinario di quell’opera.
Puccini, con La bohème (1896), sposta la rivoluzione sul piano della forma: dialoghi sovrapposti, leitmotiv che descrivono stati d’animo più che personaggi, e la morte di Mimì per tubercolosi come cronaca, non metafora.
A chiudere il percorso, Boris Godunov di Musorgskij (1874): l’unica grande opera in cui il protagonista è il popolo, che canta in modi ecclesiastici slavi estranei a qualsiasi tradizione occidentale. Così radicale da spingere Rimskij-Korsakov a riscriverla dopo la morte dell’autore, fu solo il Novecento a restituirle la sua forma originale e a riconoscerne la assoluta modernità.

Maestro Giulio Odero
Giulio Odero
Diplomato in chitarra e per molti anni Responsabile dell’Archivio Musicale del Teatro Carlo Felice di Genova (1987–2014), Giulio Odero affianca da tempo all’attività musicale un’intensa opera di divulgazione tra Genova e Camogli ed è autore di un saggio sulle opere da camera di Giovanni Bottesini pubblicato dall’Università di Parma.
È anche autore del volume “Le copertine di 111 LP. Riti e cerimonie tra colori, profumi e suoni dei long playing” (editore Zecchini, 2015) dove racconta come, in un mondo dominato dalla fretta, il nostro rapporto con gli oggetti rischia di ridursi a semplice possesso. Dovremmo, invece, celebrare l’attenzione e la cura nell’ascolto, trasformare ogni gesto in un piccolo rito dalla scelta del disco alla sua estrazione dalla busta, vissuta con lentezza e consapevolezza.
Da marzo a luglio, otto appuntamenti con ascolto guidato per entrare nei grandi titoli dell’opera lirica tra storie, musica ed emozioni. Un viaggio pensato sia per chi ama già l’opera, sia per chi vuole scoprirla.
